Cosa significa gestire gli accessi di terze parti in azienda
Gestire gli accessi di terze parti significa definire chi può collegarsi ai sistemi aziendali, con quali strumenti, per quanto tempo e con quale livello di tracciabilità. Nella pratica, molte organizzazioni si affidano ancora a soluzioni improvvisate: icone RDP (Remote Desktop Protocol, il protocollo che permette il controllo remoto di un computer) sparse sui desktop, credenziali condivise tra più tecnici, approvazioni manuali gestite via e-mail o telefono.
È un modello che funziona finché il numero di fornitori resta basso, ma che diventa rapidamente insostenibile con la crescita dell'ecosistema di partner e outsourcer. La mancanza di standardizzazione in questo ambito è una delle problematiche che le aziende si trovano ad affrontare, a volte inconsciamente: coinvolgono produzione, conformità normativa e relazione con i clienti.
I rischi di una gestione degli accessi di terze parti disorganizzata
I numeri aiutano a inquadrare la portata del problema. Le terze parti risultano oggi coinvolte in circa il 30% delle violazioni di dati a livello globale, una quota che negli ultimi anni è arrivata a raddoppiare rispetto al passato. Un'analisi del 2024 sulla sicurezza della supply chain riporta che quasi la metà delle organizzazioni analizzate ha subito violazioni originate da accessi di terze parti, con un incremento significativo rispetto all'anno precedente.
Il costo medio di questa tipologia di incidente, secondo alcune analisi di settore, si attesta attorno ai 4,9 milioni di dollari per evento. A questo si aggiunge un tema normativo: la direttiva NIS2 (Direttiva UE 2022/2555) considera "incidente significativo" anche un evento che causa una grave interruzione operativa, indipendentemente dal fatto che la produzione si sia fermata del tutto. Una gestione degli accessi di terze parti poco strutturata non è quindi solo un rischio tecnico: è anche un'esposizione di conformità.
Il costo nascosto: downtime e accessi di terze parti fuori controllo
Quando un accesso di terze parti non è governato, i tempi di risposta si allungano e il rischio di downtime aumenta. Il downtime non programmato, secondo diversi studi di settore, costa alle sole 500 maggiori aziende del mondo oltre 1.400 miliardi di dollari l'anno, pari a circa l'11% del fatturato complessivo.
Nel settore automotive un'ora di fermo impianto arriva a costare in media 2,3 milioni di dollari, mentre per le piccole e medie imprese il costo del downtime viene stimato tra i 137 e i 427 dollari al minuto, fino a superare i 250 mila dollari per singolo incidente. Ogni minuto perso ad attendere l'approvazione manuale di un accesso di terze parti, o a risolvere un problema di credenziali condivise, si somma direttamente a questi costi ed è uno dei pain point delle aziende più difficili da quantificare finché non lo si misura.
Le trasferte per l'assistenza: un ulteriore onero legato agli accessi di terze parti non gestiti
Quando la gestione degli accessi di terze parti non prevede un canale di connessione remota sicuro, il fornitore è spesso costretto a intervenire fisicamente in sito anche per problemi minori che potrebbero essere risolti da remoto. Questo comporta tecnici che viaggiano per interventi che potrebbero essere risolti in pochi minuti, tempi di risoluzione più lunghi e costi di trasferta che si ripetono a ogni manutenzione.
Sostituire l'intervento fisico con un accesso remoto sicuro, tracciato e autorizzato in tempo reale non riduce solo i costi di viaggio: accorcia anche il tempo tra segnalazione del problema e risoluzione, con un impatto diretto sulla continuità operativa.
Impatto economico e TCO: come i pain point delle aziende diventano ROI
Risolvere questi pain point delle aziende ha un impatto diretto sul TCO (Total Cost of Ownership, il costo totale di proprietà di un sistema). Le soluzioni "agentless", che non richiedono cioè l'installazione di un software dedicato su ogni dispositivo periferico, evitano la configurazione di jump server e la manutenzione di stazioni ingegneristiche direttamente in fabbrica, alleggerendo l'infrastruttura da gestire.
Automatizzare le attività ripetitive, come l'onboarding di un nuovo fornitore o l'approvazione di un accesso, attraverso l'integrazione con i sistemi di identity management già in uso, riduce ulteriormente il carico sui team IT. I benefici si ottengono in quattro aree:
- produttività dei team;
- riduzione degli incidenti;
- contrazione dei costi operativi;
- scalabilità verso nuovi stabilimenti o nuovi fornitori.
A livello di stabilimento, l'effetto si riflette su indicatori come l'OEE (Overall Equipment Effectiveness, l'efficacia generale degli impianti), la TEEP (Total Effective Equipment Performance, la prestazione totale effettiva degli impianti) e l'OOE (Overall Operations Effectiveness, l'efficacia generale delle operazioni): meno fermi non pianificati significano margini più protetti e punti critici trasformati in valore economico misurabile.
Semplificare la gestione degli accessi di terze parti: la risposta risiede nella soluzione
I pain point delle aziende descritti finora - rischio, downtime e costi di trasferta - si affrontano con lo stesso intervento: standardizzare e semplificare la gestione degli accessi di terze parti. In pratica significa sostituire icone RDP e credenziali condivise con un unico punto di accesso sicuro basato su browser, affiancare un vault centralizzato con autenticazione a più fattori (MFA), introdurre l'approvazione e la delega in tempo reale al posto dei processi manuali, e registrare ogni sessione per garantire tracciabilità e audit. Il risultato è un accesso più rapido, un'infrastruttura più leggera e una riduzione misurabile del rischio operativo.
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