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Active Directory: rafforzare la sicurezza negli ambienti ibridi

Scritto da admin | Jul 17, 2026 2:30:00 PM

Active Directory negli ambienti ibridi: una sfida in continua evoluzione

La trasformazione digitale ha accelerato l'adozione del cloud, ma la maggior parte delle organizzazioni non ha abbandonato completamente i sistemi on-premise. Il risultato è una infrastruttura sempre più eterogenea: ambienti ibridi dove coesistono Active Directory Entra ID (il servizio cloud di Microsoft) e molteplici applicazioni SaaS (Software as a Service).

Uno studio recente di One Identity ha rivelato che il 25% delle organizzazioni ha assistito a una crescita di ben dieci volte il numero di identità gestite negli ultimi dieci anni. Con il lavoro remoto, il cloud computing e le applicazioni disperse geograficamente, ogni risorsa gestisce gli accessi in modo diverso, con processi di autenticazione e tecnologie differenti. Questa frammentazione rende la governance identitaria particolarmente complessa, trasformando una misura di sicurezza efficace in un labirinto di silos dati e processi disunificati.

La visibilità limitata delle infrastrutture aziendali: dove si nascondono i rischi

Una delle criticità degli ambienti ibridi è la mancanza di visibilità globale. Molte organizzazioni non hanno una vista completa di chi accede a cosa, soprattutto quando gli account privilegiati sono distribuiti tra l'Active Directory aziendale, più domini e tenant cloud. Questi "punti ciechi", ossia zone dove il controllo è limitato, sono il terreno fertile dove gli attaccanti operano indisturbati.

Gli aggressori sfruttano proprio queste lacune nella visibilità attaccando con tecniche sofisticate: alcuni strumenti di intrusione, sviluppati originariamente da agenzie di intelligence governative, sono ora facilmente reperibili online e utilizzabili anche da criminali con scarsa competenza tecnica. Secondo i dati di sicurezza contemporanei, gli attacchi ransomware (che crittografano i dati e chiedono riscatto) e il malware per il mining di criptovalute sono sempre più comuni, perché redditizi e relativamente facili da reperire.

La proliferazione delle identità rende sempre più importante adottare una governance efficace. Secondo lo studio condotto da One Identity, l’81% dei leader IT e sicurezza ha visto raddoppiare il numero di identità negli ultimi dieci anni. In questo scenario il rischio si amplifica e l’equazione è semplice: più identità = più superfici di attacco. Account privilegiati non monitorati, autorizzazioni eccessive, processi manuali e difficoltà nella verifica degli accessi aumentano la superficie di esposizione agli attacchi e il rischio operativo, rendendo più complessa l'applicazione di policy di sicurezza uniformi negli ambienti ibridi.

La frammentazione identitaria: il costo nascosto della compliance

Mantenere coerenza e conformità normativa quando la gestione delle identità è frammentata rappresenta una sfida esistenziale. Immaginate di avere account amministrativi distribuiti contemporaneamente in Active Directory on-premise, Entra ID nel cloud e applicazioni SaaS esterne: come garantire che tutti rispettino le medesime policy di sicurezza? Come verificare che nessuno abbia privilegi eccessivi o non necessari?

La gestione disunificata sottolinea due criticità importanti:

  1. La ridondanza e il disordine: i dati degli utenti privilegiati sono archiviati in modo frammentato in diversi silos, database e sistemi non sincronizzati. Questo significa che la stessa persona potrebbe avere accessi diversi su piattaforme diverse, creando incoerenze pericolose.
  2. L'assenza di governance centralizzata: quando non esiste un punto di controllo unico, è impossibile applicare policy di sicurezza coerenti. Inoltre, gli audit e la dimostrazione della compliance diventano estremamente difficili. L'indagine di One Identity ha rivelato che l'80% delle organizzazioni crede che strumenti migliori di governance identitaria potrebbero prevenire l'impatto di attacchi informatici, un chiaro segnale di quanto questo sia ritenuto critico.

L'identità: il nuovo perimetro di sicurezza

Nel passato, la sicurezza IT si basava sul concetto di "perimetro": firewall e muri virtuali che proteggevano l'interno dall'esterno. Ma questo modello è ormai obsoleto. Con il lavoro distribuito e la mobilità, il perimetro tradizionale non esiste più.

Oggi, l'identità è il nuovo perimetro. Proteggere chi accede, cosa e quando sono le fondamenta della sicurezza moderna. Questo significa che la governance di Active Directory e Entra ID non è solo una responsabilità dei team IT infrastrutturale, ma soprattutto una priorità strategica che coinvolge CISO, responsabili di compliance e direttori IT.

Per affrontare questa realtà, le organizzazioni devono adottare un approccio integrato che copra l'intera architettura ibrida, dalla gestione dell'accesso privilegiato (PAM - Privileged Access Management) alla governance identitaria (IGA - Identity Governance and Administration).

Zero Trust: la strategia per proteggere Active Directory

Un modello di sicurezza sempre più riconosciuto come essenziale è Zero Trust: un approccio che segue il mantra "mai fidarsi, verificare sempre". A differenza dei modelli tradizionali, Zero Trust non concede accesso automatico basato sulla posizione di rete o sul ruolo statico.

Il pilastro dello Zero Trust è il provisioning JIT (Just-in-Time), che segue il principio del least privilege (minimo privilegio necessario): l’utente riceve l'accesso per il tempo strettamente necessario a svolgere una specifica mansione, bloccandolo subito dopo. Questo si chiama Just-in-Time (JiT) access, un provisioning granulare che elimina le autorizzazioni persistenti e pericolose.

Come affrontare la sfida: best practices per la governance identitaria  

Per trasformare la complessità in controllo, le organizzazioni devono adottare una piattaforma unificata di gestione identitaria. La Unified Identity Security Platform di One Identity risponde a questa esigenza integrando quattro moduli tecnologici:

  1. IGA (Identity Governance and Administration): gestione centralizzata del ciclo di vita identitario, dall'onboarding al offboarding, con automazione dei processi ripetitivi.
  2. PAM (Privileged Access Management): monitoraggio e controllo degli accessi privilegiati in tempo reale, con registrazione di tutte le sessioni critiche.
  3. ADMS (Active Directory Management and Security): protezione specifica di Active Directory e Entra ID, con policy enforcement granulare.
  4. IAM (Identity Access Management): gestione coerente degli accessi su tutte le piattaforme, dal cloud all'on-premises.

Una soluzione integrata consente di raggiungere tre obiettivi contemporaneamente:

  1. Visibilità globale: una vista unificata di tutte le identità, i privilegi e gli accessi nell'intera infrastruttura ibrida.
  2. Automazione: riduzione degli errori umani attraverso flussi di lavoro automatizzati e policy-driven.
  3. Compliance e sicurezza: enforcement coerente di policy Zero Trust e least privilege, con audit trail completi per la dimostrazione della conformità normativa.

La roadmap della governance identitaria

La trasformazione digitale non è reversibile e gli ambienti ibridi sono ormai la norma. Le organizzazioni che implementano una visione unificata della sicurezza identitaria, basata su visibilità globale, automazione intelligente e principi Zero Trust, riducono drasticamente il rischio di breach, semplificano la compliance e creano un vantaggio competitivo. Non è questione di "se" ma di "quando" iniziare questa trasformazione.

L’ecosistema identitario merita la stessa attenzione che si dedica al resto dell'infrastruttura: è il nuovo perimetro, il fondamento della fiducia digitale dell’organizzazione.

Per una guida dettagliata su come implementare una governance robusta di Active Directory e Entra ID negli ambienti ibridi, scarica il white paper "Best practices for Active Directory security and governance (EN)". Scoprirai come altre organizzazioni affrontano la complessità degli ambienti ibridi, quali strumenti adottare e come costruire una roadmap di sicurezza che protegga davvero l’ecosistema identitario.

 

 

Fonti: